Opera realizzata nel 2004 in basalto, una roccia effusiva di origine vulcanica proveniente direttamente dal mantello terrestre. Si tratta di lava eruttata dai vulcani sottomarini dell’antico Oceano Ligure-Piemontese risalente al periodo Giurassico. Le rocce derivate da questo processo costituiscono la parte superiore della crosta oceanica e appartengono alla cosiddetta sequenza ofiolitica.
Questa testa vive di elementi contrastanti, sospesi tra il primordiale e il futuristico. La sua essenzialità formale richiama la forza intensa e misteriosa delle Margolfe (teste apotropaiche dell’Appennino), mostrando affinità con il Primitivismo del Novecento e con le forme allungate di Amedeo Modigliani. L’opera viene progressivamente liberata dal dettaglio, così da oscillare tra memoria archeologica e immaginario fantascientifico, evocando tanto un reperto proveniente da civiltà remote quanto il volto enigmatico di una creatura extraterrestre.
Il basamento in legno di rovere è ricavato dalla parte terminale della catena (trave orizzontale) di una delle capriate del vecchio tetto del Castello Pallavicino di Varano de’ Melegari, sostituito nel 2002. Sebbene sia difficile stabilire l’età della pianta da cui è stata ricavata la trave, si stima che l’albero sia nato almeno nel 1700, probabilmente prima.
Il nome “Motro” nasce da un episodio spontaneo: un bambino, vedendo la scultura si è spaventato e l’ha apostrofata così, non riuscendo ancora a pronunciare correttamente la parola “mostro”.
Misure in cm 75 altezza, 24 larghezza e 28 profondità






