Realizzata in noce nel 2002 sfruttando la naturale biforcazione a “Y” della pianta, l’opera nasce da una riflessione critica sul perdurare delle religioni. Rappresenta la presa di coscienza di Cristo che, davanti a sofferenze umane superiori al suo stesso sacrificio, sceglie di abbandonare la divinità. Scende così da una croce che si scioglie per tornare tra gli uomini, ma il suo ritorno avviene troppo tardi, la terra ormai è in disfacimento.
La ferita sul costato è l’esito di una marcescenza naturale del legno dovuta al ristagno di acqua piovana al centro della “Y”. Poiché coincideva con la ferita descritta nei testi sacri, ho scelto di lasciarla al suo stato originario.
Al di là delle mie intenzioni, la scultura ha generato suggestioni che si possono riassumere in tre differenti interpretazioni: quella laica, che vi legge l’emancipazione dell’uomo dai dogmi; quella esistenziale, legata allo smarrimento di fronte a un dolore umano che supera il sacrificio divino; e, infine, quella spirituale, che vede nel distacco dalla croce un atto di riconciliazione e infinito amore.
Tra le varie testimonianze, porto nel cuore quella di una ragazza, scomparsa poco dopo a causa di un tumore, che disse: “È un Cristo che conosce il mio dolore e scende dalla croce per venire ad abbracciare proprio me, in ginocchio davanti a lui, per farmi sentire il suo amore e ridonarmi speranza“.
Misure in cm: 71 altezza e 30 larghezza 34 profondità








