Opera in noce, realizzata nel 2001, è la rielaborazione del tipico Tatà valdostano, tradizionale cavallino con le ruote che i bambini cavalcavano e i genitori trainavano con una cordicella. In questo caso ho scelto di non mettere le ruote.
La scultura nasce da un ceppo proveniente dalla campagna parmense, tagliato nella prima metà del secolo scorso per diventare legna da ardere. Rimasto inutilizzato, il pezzo è stato dimenticato per lunghi anni sul fondo della legnaia di un casolare, poi abbandonato, ridotto a rudere e in seguito abbattuto. Ho recuperato il legno e, date le sue ottime condizioni, gli ho donato un destino diverso.
Da calcoli fatti il pezzo era di una pianta nata almeno all’inizio dell’Ottocento, si presentava tagliato lungo la sezione trasversale del tronco (perpendicolare rispetto allo sviluppo verticale del tronco), come testimoniano le venature e il midollo che lo attraversano trasversalmente. Lo spessore ridotto rispetto alla larghezza limitava molto la possibilità scultoree, ma non volevo sprecare questo pezzo di legno che sembrava avesse aspettato fiducioso per un secolo un’alternativa al fuoco.
Per farlo però ho dovuto tentare una via inconsueta e complessa: scolpire “di testa”, lavorando le fibre di punta e non trasversalmente come di consueto. Per comprendere meglio basti pensare che la figura del Tatà è stata ricavata come se fosse stata posizionata orizzontalmente all’interno del tronco, anziché in piedi come sarebbe la norma.
Misure in cm: 33 altezza, 48 lunghezza e 16 spessore




